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SALA 16 E 17
Materiali da Milazzo, che in età protostorica appare legata all'evoluzione culturale eoliana (per seguire l'ordine cronologico, si incominci dal fondo di questa sezione). Ricostruzione della necropoli della contrada Sottocastello, dell'età del Bronzo, l'unica necropoli, che ci sia nota, della cultura del Milazzese (1400-1270 a.C.). Le tombe sono a inumazione rannicchiato entro grandi pithoi o anforoni ("enchytrismos"), secondo un rito di origine orientale, largamente diffuso nella prima età del Bronzo. In una vetrina, corredi delle stesse tombe. Necropoli protovillanoviana e necropoli protogreca dell'Istmo. Le tombe di tipo protovillanoviano (sec. XII-XI a.C.) sono a incinerazione, con ceneri raccolte entro urne coperte da ciotole e deposte entro un pozzetto protetto all'intorno da un muretto a secco o da lastre di pietra. Ne sono state fedelmente ricostruite alcune alla esatta profondità in cui sono state trovate nello strato di ghiaia di una spiaggia fossile. Nella vetrina, urne cinerarie con i loro corredi di vasetti, fibule ad arco semplice, rasoi, spilloni di bronzo, ecc.
Le tombe di tipo protogreco, delle quali pure alcune sono state ricostruite così come sono state trovate, sono anch'esse esclusivamente a cremazione con ceneri raccolte entro grossi vasi di vario tipo, deposti orizzontalmente nel terreno, in genere senza alcuna protezione. Le più antiche risalgono alla fine del sec. VIII a.C.; le più recenti scendono agli inizi del sec. VI a.C. Sia i grandi vasi usati come cinerari che i vasetti di corredo sono nella enorme maggioranza d'importazione egea; fra i primi, hydriai cicladiche, anfore cicladiche, ioniche e corinzie, oltre a situle locali; fra i secondi, oltre a qualche vasetto cicladico, prevalgono gli aryballoi cretesi e protocorinzi. Inoltre, corredi di alcune tombe ellenistiche (sec. III a.C.) e rinvenimenti vari nell'area urbana di Milazzo.
SALA 18
Necropoli dell’Ausonio II di Lipari. È ricostruita fedelmente là necropoli trovata (1953) negli scavi di piazza Monfalcone, al centro della città moderna, i cui corredi sono esposti nella sala 7. Le tombe a cremazione, con ceneri raccolte entro grandi situle deposte orizzontalmente, si sovrappongono e si intersecano con tombe a inumazione rannicchiata entro pithoi, dalle quali provengono ricchi corredi.
SALA 19
Sarcofagi e stelai nella necropoli greca e romana di Lipari. La necropoli si estendeva nella contrada Diana fra i limiti del centro storico della città attuale e il piede della collina a ovest, fra il torrente di Santa Lucia a nord e il vallone Ponte a sud, con gruppi distanziati nella contrada Sant'Anna e a Portinenti. Ne sono state scavate a partire dal 1948 più di 2.000 tombe. In età greca la gran maggioranza è a inumazione con corredo deposto all'esterno presso la testata Sud. Le più antiche (sec. Vi e V) sono a sarcofago litico sbozzato (molti esempi nel parco archeologico) o in mattoni crudi, ma talvolta a sarcofago di terracotta (parecchi sono esposti nella sala). Il corredo è contenuto entro un grande vaso (larga esemplificazione sulle mensole delle pareti). Simili vasi sono usati per le tombe a cremazione.
Più tardi (IV-inizi III sec. a.C.) il sarcofago litico è a lastroni ben lavorati con modanature all'esterno (vedi bell'esemplare al centro della sala; numerosi altri nel parco archeologico) e il corredo è entro involucro di argilla cruda.
Sono frequenti in tutte le età le tombe di larghe tegole a cappuccina che diventano esclusive dopo la distruzione del 252-51 a. C. In età romana (sec. I a.C.- I d.C.) compaiono tombe rozzamente costruite in muratura sovente con materiali (e antiche stelai iscritte) riadoperati. In età imperiale d'altronde è frequentissima la riutilizzazione di vecchi sarcofagi di tombe greche e il corredo è sempre all'interno. I segnacoli (stelai) posti al di sopra della tomba erano nel sec. VI e V a pilastrino rastremato di pietra tenera (esempi presso la parete sinistra), raramente iscritti, mentre nel sec. IV-III a.C. prevalgono cippi parallelepipedi quasi sempre col nome del defunto (fra gli esempi esposti, cippo di Euthymiskos, cittadino di Velia-Elea). Più tardi (III-I sec. a.C.) è esclusiva la stele a lastrone col nome e sovente qualche formula di saluto (molti esempi presso le pareti. Il piano superiore è interamente dedicato alla necropoli greca e romana di Lipari. Sul ballatoio è la documentazione fotografica degli scavi della necropoli.
SALA 21 e 22
Corredi della necropoli greca. I corredi sono sistemati in ordine cronologico a partire dall'ingresso. Corredi del sec. VI con ceramiche tardo corinzie e attiche a figure nere, ma prevalentemente di produzione locale sia a vernice nera che a righe del tipo detto "ionico". Seguono i corredi del sec. V, fra i quali bella serie di piccole lekythoi a fondo bianco. Nelle vetrine centrali sono i pezzi di maggior rilevanza artistica: cratere attico della cerchia del Pittore di Pan (470 a.C.) con A) Eos che rapisce Kephalos, B) Hermes; cratere a campana attico del gruppo di Polignoto (Efebi a cavallo, ultimo terzo sec. V a.C.); cratere a calice con thiasos dionisiaco su due fasce, dello stesso gruppo; cratere attico con Prometeo fra due satiri recanti faci (argomento di dramma satiresco, circa 410 a.C.); hydria di bronzo, con busto femminile sull'orlo (intorno al 460 a.C.). Nelle vetrine successive: serie di crateri figurati a figure rosse di fabbriche campane, pestane o siceliote dei primi due terzi del sec. IV a.C., sovente usati come cinerari per tombe a cremazione e quasi sempre accompagnati da vasetti minori a vernice nera. I soggetti raffigurati sono in stretta correlazione col culto di Dioniso, che è il dio dell'ebbrezza e dell'estasi e il dio del teatro (e quindi figurazioni relative a argomenti di tragedie, drammi satireschi e commedie), ma anche il dio che concede beatitudini nell'Aldilà a coloro che sono iniziati ai suoi misteri. Le frequenti figurazioni del thiasos dionisiaco, satiri e menadi in perpetua festa, alludono appunto a queste beatitudini di cui gioirà il defunto.
Crateri attribuiti a produzione campana della prima metà del sec. IV a.C.: Teti che porta le armi a Achille (?) e Hermes, attribuibile al Pittore Santapaola (380 a.C.); menade seduta fra satiro e Dioniso, attribuibile al Pittore di Napoli 2074 (380-370 a.C.); Dioniso e una menade porgono offerte a giovane satiro seduto; satirello che suona il doppio flauto (iniziazione dionisiaca?), gruppo del Pittore Revel; menade danzante con tamburello fra menadi sedute e satiro, gruppo Prado-Fienga; Afrodite seduta fra donna seduta e satiro a sinistra, donna stante e Eros a destra; quattro donne sedute e sileno. Vari altri crateri sono attribuibili ai pittori che possono essere considerati come gli iniziatori (intorno al 370 a.C.) di quella che sarà poi la produzione di Capua (Pittore di Nin, Pittore Mad-Man, ecc.).
Quattro crateri considerati opere giovanili del pittore pestano Asteas (intorno al 360 a.C.): attori di commedia e una acrobata si esibiscono su un palcoscenico dinanzi a Dioniso dio del teatro, mentre due altri attori con maschera si affacciano alle finestre della scena; Dioniso seduto fra due menadi e un satiro e maschere teatrali; Dioniso incidente e satirello che suona il doppio flauto fra due menadi; Pan e un giovane satiro scoprono una menade addormentata.
Altri crateri e una olpe attribuiti al Pittore di Adrasto, maestro probabilmente siceliota della metà del sec. IV, o alla sua cerchia: Adrasto, nella reggia di Argo, separa Polinice e Tideo suoi ospiti in rissa fra loro, mentre assistono le due figlie di Adrasto, Argia e Deipyle, che sposeranno i due eroi; Eracle incoronato da Nike, Deianira con ancella, Acheloos e Oineus padre di Deianira, antefatto della tragedia di Sofocle "Le Trachinie"; il papposileno Simos (il camuso) danza al suono del flauto della musa Thalia e giovane satiro (probabile soggetto di un dramma satiresco); satirello stante incorona una menade seduta, satiro con pelle ferina e menade danzante; sull'olpe raffigurati Eros alato e una giovane donna seduta con tamburello, Alkmena sul rogo fra Zeus e Hermes, Eros con l'arco fra giovane nudo e giovane donna con lettera.
Crateri attribuiti al Pittore di Maron, artista siceliota (o liparese?) del terzo quarto del sec. IV a.C., o alla sua cerchia: Ulisse riceve da Maron il vino che servirà per ubriacare Polifemo (cfr. Odissea IX, 196): ai lati Opora e Ampelis, personificazioni dei frutteti e dei vigneti della Tracia; Pan che suona il doppio flauto e due menadi danzanti: quadriga di Ippolito, travolto dai cavalli imbizzarriti, spaventati dal mostro suscitato contro di lui da Afrodite, che è rappresentata in alto col piccolo Eros.
Nel corso della seconda metà del sec. IV a.C. si osserva nelle ceramiche una profonda trasformazione, connessa evidentemente col diffondersi di nuove concezioni sul mondo ultraterreno in seno alla religione dionisiaca. Cessano quasi totalmente la produzione dei grandi crateri e le figurazioni di carattere mitologico connesse col teatro; prevalgono vasi di minori dimensioni e di forme diverse: lekanai, pissidi skyphoidi, lebeti nuziali, eccetera. Continuano ancora figurazioni di satiri, menadi, eroti. Molti di questi vasi in una prima fase appartengono a produzioni della Sicilia orientale, che si collegano alla cerchia del Pittore di Manfria o del Pittore di Lentini, o appartengono al gruppo Etneo. Si ricercano d'altronde tecniche decorative nuove: si diffonde, ma con breve durata, una produzione di vasetti (soprattutto piccole lekythoi a figure femminili o di animali) che riesumano la tecnica arcaica delle figure nere dipinte sul fondo risparmiato dell'argilla (lekythoi "Pagenstecher"), di cui sono esposti alcuni notevoli esempi.
Ma ben maggiore importanza assume, sempre nei piccoli vasi (soprattutto lekanai e skyphoi), la decorazione nello stile detto di Gnathia, con motivi (sovente vegetali) dipinti con colore bianco e giallo (più raramente rosso) applicato sul fondo nero. Stile che avrà larghissimo seguito per tutta la prima metà del secolo successivo.
Nella ceramica a figure rosse sulle importazioni della Sicilia prevale negli ultimi decenni del sec. IV una produzione locale, di cui il maggiore esponente è il Pittore di Cefalù, che segue ancora rigorosamente la tecnica a figure rosse, anche se con abbondanza di ritocchi bianchi e gialli. Con altri vasi sono sue le belle lekanai della tomba 313. (Apollo, Artemide con la Cerva e satiro; due giovani donne ai lati di un louterion e erote alato). Al volgere del IV al III secolo è da porre il Pittore delle tre Nikai, maestro dal tratto un po' grossolano, che disegna figure tozze dalla grande testa, talvolta quasi caricaturali, e che dipinge in colore bianco le vesti delle sue figure, le ali delle Nikai e degli eroti.
Eccelle un anonimo maestro al quale è stato dato il nome di Pittore di Lipari, la cui personalità domina l'arte ceramica liparese della prima metà del sec. III a.C. portando una serie di innovazioni decisive. Usa argilla di colore nocciola chiara e, mantenendo la tecnica di base a figure rosse, raggiunge una vera policromia con l'impiego di una vasta gamma di colori. Sviluppa l'ombreggiatura attraverso diversi toni di colore e dà plasticità alle figure mediante velature delle parti nude. La sua opera è rappresentata nel museo Eoliano da oltre un centinaio di vasi, che conservano o evolvono le forme già da tempo diffuse: lekanai, pissidi skyphoidi, lebeti nuziali e vasetti minori per profumi, lekythoi e aryballoi ovoidali, alabastra. Sono forme connesse con i riti nuziali e all'idea delle nozze si ispira la massima parte delle scene figurate, che si aggirano sempre intorno agli stessi motivi, ma che egli sa magistralmente adattare alla forma condizionante delle superfici da decorare, ed evita la monotonia giocando su diverse gamme di colori. Produce sovente dei piccoli capolavori. I suoi personaggi sono esclusivamente femminili: giovani donne discinte, sedute, intente alla loro toilette o che alzano il dolce della festa nuziale sormontato da uova (germe di vita), o, nelle lekanai, in atto di compiere sacrifici sull'altare di Afrodite, dea dell'amore. Vittorie o eroti a ali spiegate offrono loro doni. Oppure la sposa si veste assistita dalle amiche e ancelle. Ma sono evidentemente scene simboliche connesse con le idee sull'Aldilà della religione dionisiaca, trattandosi di ceramiche di esclusivo uso funerario. La giovane donna simboleggia probabilmente l'anima e le nozze mistiche cui essa si prepara alludono al suo ricongiungimento con la divinità dopo il trapasso. Infatti questi vasi non sono esclusivi di tombe femminili, ma provengono anche da tombe maschili.
Nello stesso ordine di idee sono anche altre, meno comuni figurazioni, talvolta di intonazione mitologica. Afrodite col piccolo Eros sulle ginocchia che due giovani donne della sua cerchia fanno giocare (pisside skyphoide della tomba 609). Le Nereidi che sedute su mostri marini portano ad Achille le armi attraversando il mare popolato da pesci variopinti (lekane della tomba 663) simboleggiano forse il viaggio verso l'Aldilà. Hera regina degli dei, che seduta in trono si prepara alle nozze con Zeus, assistita da Afrodite e da Eros e da altre dee protettrici del matrimonio, ritorna tre volte su pissidi skyphoidi, in una in particolare di insolite dimensioni, purtroppo frammentaria, che si può considerare uno dei capolavori del Maestro. Due splendide grandissime lekanai rinvenute nel 1982 rappresentano le giovani donne (le anime) nelle beatitudini dell'altro mondo, immaginato come un giardino fiorito, ma sono di diversissima ispirazione: in una le figure sono a piena altezza, con esuberanza di colori come in un affresco murale; tre giovani donne sono sedute su ricchi troni, servite da vittorie alate. Nell'altra invece le anime incorporee e senza peso siedono su corolle di fiori contro uno sfondo di convolvoli fra i quali gli amorini svolazzano come uccelli, o sbocciano da un cespo di acanto.
Vicino al Pittore di Lipari si riconosce qualche altra personalità artistica come il Pittore delle Colombe o il Pittore Zagami. Dalle botteghe di questi maestri è uscita anche una vasta produzione di vasetti minori, non figurati, ma sovente con elegantissima e raffinata decorazione policroma che ne fa dei piccoli gioielli, e con essi si associano nei corredi tombali vivacissime statuette di terracotta di giovani donne, danzatrici, amorini, ecc.
Terrecotte sacrali (fine IV-III a.C.): provengono in massima parte da un santuario extraurbano scavato nel 1954 presso l'attuale Cinema Eolo (a nord delle Scuole Elementari). Statuine e busti di Demetra e Kore modiate con face e col porcellino che era a esse sacrificato; serie di tabelle "pìnakes") con due dee ai lati di un altare, dietro cui sacerdotessa suona il doppio flauto o con sacerdotesse e auletrie musicanti o danzanti. Dallo stesso santuario proviene una triplice arula in pietra dedicata alla triplice dea Artemis-Hekate-Selene, venerata nell'Artemision della vicina Milazzo, trinità che è raffigurata in altro piccolo pinax con tre dee sedute. Statuette di Artemis cacciatrice, di Hermes, teste di Afrodite ed Eros, ecc.
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