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Museo di Lipari - Preistoria e Protostoria
 
SALA 1

Dedicata alle due più antiche fasi del Neolitico eoliano (fine del V e prima metà del IV millennio a.C.): materiali della prima fase della stazione del Castellaro Vecchio; frammenti di ceramiche impresse dello stile siciliano di Stentinello e di ceramiche dipinte in rosso su fondo chiaro, probabilmente importate dall'Italia meridionale. Materiali della seconda fase, dagli strati più profondi del giacimento del Castello; ceramica dipinta a bande o fiamme rosse marginate di nero su fondo chiaro; ceramica d'impasto nero lucido con decorazione graffita o sovradipinta in ocra rossa; ceramiche con decorazione a incisione o a intaglio in cui compaiono per la prima volta motivi meandro-spiralici; testa di idoletto fittile; strumenti di ossidiana e di selce, asce di pietra levigata, macine, ecc.


SALA 2

Della terza e quarta fase del Neolitico eoliano (seconda metà del IV e inizi del III millennio a.C.): della terza fase: frammenti di vasi a pareti sottilissime, con raffinata decorazione dipinta miniaturistica, a complicati motivi meandro-spiralici, dello stile di Serraferlicchio; strane, complicatissime anse a ravvolgimento; ossidiana, selce, accette, macine; materiale proveniente in massima parte dal Castello, in minor parte dalla sottostante contrada Diana. Della quarta fase (intorno al 3.000 a.C.), da scavi del Castello e da un abitato della contrada Piano Conte sull'altopiano di Lipari: in questa fase la ceramica dipinta viene sostituita da una ceramica a superficie monocroma rossa, dello stile detto "di Diana", di cui i più tipici esempi provengono da una tomba di Piano Conte.
Nella vetrina centrale, strumenti di ossidiana, di selce (fra questi, cuspidi di freccia), accette minuscole in pietra verde, oggetti di pomice, osso, terracotta.

SALA 3

Della quarta fase del Neolitico eoliano: materiali provenienti dal vasto abitato della contrada Diana, dove gli strati di questa età, ricchissimi, presentano oltre un metro di spessore. L'industria dell'ossidiana vi era larghissimamente esercitata, come dimostrano le tonnellate di schegge di rifiuto, nuclei, ecc. che vi sono stati raccolti. La ceramica fine, rossa, lucida, dello stile di Diana, decade col tempo facendosi più bluastra e violacea, mentre le anse dei vasi si riducono diventando simboliche. Alla fine di questa fase l'abitato ritorna sul Castello. Si diffonde allora una decorazione a fini incisioni. Scorie di fusione del rame indicano l'inizio di una metallotecnica locale. In questa sala due vetrine affiancate offrono la documentazione (a scala 1:2) della completa successione stratigrafica rilevata dagli scavi sul Castello di Lipari, dal Neolitico a ceramiche tricromiche, fino all'età storica, in uno spessore di terreno di oltre otto metri, nel quale ogni età ha sovrapposto le proprie testimonianze a quelle delle età precedenti. Nell'ultima vetrina, di fronte, è rappresentata la fase finale del periodo dello stile di Diana.


SALA 4

Della cultura di Piano Conte (metà del III millennio a.C.). È detta così da un villaggio della omonima contrada dell'altopiano di Lipari, e segna un totale cambiamento nell'aspetto della civiltà. La ceramica, assai più grossolana d'impasto, nerastro e lucido, presenta poche forme, costantemente decorate con fasci di solchi larghi e poco profondi, che, almeno in Oriente (da cui è originaria), sembra imitare la decorazione a sbalzo di vasi di lamina metallica. Tipici gli scodelloni a calotta sferica con decorazione interna e gli orcioli con anse tubolari a tunnel. Continua abbondante l'ossidiana.


.SALA 5

Cultura di Piano Quartara (seconda metà del III millennio a.C.). Prende nome da una stazione nell'omonima contrada dell'isola di Panarea: corrisponde a un periodo d'impoverimento delle isole Eolie e rappresenta una facies provinciale delle culture siciliane tipo Conca d'Oro II. Caratteristiche tra le forme ceramiche le " salsiere " a bocca schiacciata, con anse sormontate da appendici pizzute.


SALA 6

Cultura di capo Graziano e cultura del Milazzese. La cultura del capo Graziano (circa 2000-1400 a.C.) corrisponde ad un periodo di grande ripresa della vita civile e dell'economia delle Eolie, probabilmente in rapporto allo stanziamento in esse di genti protogreche, e cioè di quegli Eoli da cui esse prendono il nome. La ceramica locale, con forme varie, sovente rivelanti la loro discendenza da prototipi del Protoelladico III e del Mesoelladico iniziale della Grecia, presenta una tipica decorazione a sottili zig-zag incisi, a file di punti, a triangoli punteggiati, ecc. Caratteristici gli scodelloni tronco-conici con grossa ansa interna, forma di evidente derivazione peloponnesiaca. Numerosissimi frammenti di vasi importati dall'Egeo, in massima parte dovuti a fabbriche protomicenee della Grecia continentale (tardo Elladico I e II), ma in piccola parte di Creta (tardo Minoico I) o delle Cicladi (stile di Philakopi). La cultura del Milazzese (1400-1270 circa a.C.) corrisponde a un periodo d'intensa vita e di elevatissima civiltà nelle isole Eolie, ma anche di preoccupazioni difensive, come dimostra la posizione fortissima e talvolta estremamente malagevole degli abitati (villaggi del Milazzese di Panarea, della Portella a Salina; ultime capanne del villaggio della Montagnola di capo Graziano a Filicudi). Continuano intensi i contatti col mondo egeo, attestati dalla quantità di frammenti tardomicenei (tardo Elladico III A e B). Alle importazioni egee si uniscono quelle della penisola italiana, rappresentate da frammenti di ceramica di stile appenninico.
La ceramica locale presenta un cambiamento radicale nelle forme dei vasi e nello stile della decorazione rispetto all'età precedente, e presenta elementi di somiglianza con quella siciliana dello stile di Thapsos. Tipiche le coppe su altissimo piede tubolare e le zuppiere a collo imbutiforme, decorate con nervature fiancheggiate da linee incise; da notare le bottiglie a corpo ovoidale e i sostegni di vasi in forma anulare. Numerosi i corni fittili (amuleti), gli uncini fittili usati per tener appeso il vaso sul focolare, le fuseruole, ecc. Di grande interesse la comparsa sulle ceramiche locali di contrassegni o marche di vasai, che trovano confronti nelle Cicladi e a Cipro, e talvolta riproducenti ideogrammi e segni grafici delle scritture lineari minoico-micenee. Siamo nel periodo cui si riferiscono le leggende omeriche delle navigazioni di Ulisse nei mari di Occidente e del regno di Eolo.

SALA 7

Della cultura subappenninica: Ausonio I (circa 1270-1125 a.C.): assai brusco e radicale il cambiamento nelle forme della ceramica, che è ora identica a quella della cultura subappenninica della penisola italiana. Tipiche le tazze carenate (capeduncole) con strane appendici sopraelevate sull'ansa, a forma di ascia, cilindro, doppio cilindro (a mazzuolo), corna, oppure ancora a grande piastra trapezoidale con foro mediano sormontato da volute contrapposte; comuni le situle (grandi vasi cilindrico-ovoidali a forma di secchio) con cordone orizzontale e linguette poco sotto l'orlo (trattenenti la legatura del manico di corda), i vasi a becco-ansa, ecc. La ceramica d'importazione si riduce a pochissimi frammenti di stile Miceneo III B e III C (secoli XIII e XII a.C.). Cominciano a farsi numerosi gli oggetti di bronzo, fra cui fammenti di fibule a arco di violino, a arco semplice, ecc. Questo radicale cambiamento corrisponde evidentemente a una invasione delle isole da parte di popolazioni provenienti dalla penisola italiana, e è stato quindi messo in rapporto con la leggenda tramandataci da Diodoro della venuta degli Ausoni guidati da Liparo. A questa fase appartiene un grande ripostiglio di circa 80 kg di bronzo, trovato in un grosso vaso sotto il suolo di una capanna. È il maggiore fra i ripostigli di bronzi italiani di questa età. Oltre a metallo grezzo in grumi e lingotti (due frammenti di lingotti apicati del tipo dei "talenti,, ciprioti presenti anche in Sardegna a Serra Ilixi e a Sant'Antìoco di Bisarcio), sono numerosissimi frammenti di armi e strumenti (spade, pugnali, coltelli, asce, cuspidi di lance, piastre di lamina a sbalzo di rivestimenti di corazze, rasoi, seghe, ecc.) o oggetti inservibili evidentemente tesaurizzati come mezzo di scambio, con valore cioè premonetale "aes rude" delle tradizioni romane). Il resto della sala VII riguarda l'Ausonio II (circa 1125-850 a.C.), con materiali dalla necropoli di piazza Monfalcone. Una violenta distruzione e l'incendio dell’abitato dell'Ausonio I segnano un altro repentino cambiamento di civiltà e lo stabilirsi nella sola isola di Lipari di una nuova facies culturale, anch'essa di origine e attinenze peninsulari, l'Ausonio II, finora ignoto nelle isole minori. La prima fase di questa nuova cultura è nota soprattutto attraverso lo scavo della necropoli di piazza Monfalcone, con tombe a inumazione entro pithoi e a incinerazione entro situle. Sono qui esposti, insieme ad alcune situle-cinerario, i corredi di alcune tombe, comprendenti fibule, spilloni, fermagli di cinturoni, lamine sbalzate, ecc. in bronzo; poi armille di sottile verga d'oro, collane di ambra e pasta vitrea, perle di pietra dura e cristallo di rocca. Le poche ceramiche (brocchette) sono già di tipi caratteristici dell'Ausonio II.


SALE 8 E 9

Ausonio II. Sono esposti in queste sale i ricchissimi materiali (in massima parte ceramica) provenienti dallo scavo delle capanne ausonie, distrutte da un violento incendio tra la fine del X e la prima metà del IX sec. a.C., in alcune delle quali si raccolsero decine o addirittura centinaia di grandi vasi d'impasto a superficie lucida generalmente rossastra o brunastra, non di rado decorati con solchi o con bozze, ma talvolta anche dipinti con motivi geometrici in bruno o rossiccio su fondo biancastro o gialliccio o con decorazione piumata. Sono quasi sempre plasmati a mano; solo in un piccolo gruppo si riconosce già l'uso del tornio. Le forme sono assai varie. Cessa la varietà di sopraelevazioni sulle anse delle capeduncole, ma quelle cornute assumono ora l'aspetto di vere protomi bovine con schematizzazione del muso. Su altri tipi di capeduncole si elevano invece anse a pilastrino verticale scanalato e non, che si semplificano nel tipo a nastro strozzato. Numerosissime le ciotole a orlo rientrante. Continuano le situle a cordoni. Molto comuni le anfore o i grandi orci ovoidali e le bottiglie monoansate, qualche volta con decorazione a bozze e soleature. Assai più rare altre forme, come l'askos, la teiera con beccuccio a traforo sulla spalla, la brocca tagliata obliquamente "a becco d'oca", le saliere, le lucerne lenticolari a tre becchi su alto piede, ecc. Non mancano diversi tipi di foculi o graticole per focolari, alari, pesi, fuseruole, ecc. d'impasto. I bronzi in parte sono di tipo ancora strettamente legato all'orizzonte protovillanoviano, come quelli della necropoli di piazza Monfalcone. In maggior numero sono di tipi molto più recenti (sec. X a.C.). Vi predominano le fibule con arco a gomito (tipo detto di Cassibile), coltellini di vario tipo, ecc. In osso, un pettine decorato a cerchietti incisi. Le importazioni sono rappresentate da pochi frammenti di ceramica submicenea (1050 a.C.) e da un maggior numero di vasi nuragici sardi.

SALA 10

Strati greci e romani del Castello e dell'area urbana. La parete Ovest della sala a grandi blocchi è un resto dell'abbazia normanna costruita con materiali strappati alle fortificazioni greche, di cui altri e più cospicui resti sono visibili nel sottostante giardino. Frammenti di ceramiche corinzie, laconiche, attiche, ioniche, rodie, ecc. per le quali la data della fondazione della Lipari greca (580-576 a.C.) fissa un termine post quem. Inizio della produzione vascolare locale. Testa di acrolito pseudo-crisoelefantino (in cui le parti nude in marmo erano inserite in una statua di bronzo dorato) del sec. V a.C.
Materiali rinvenuti nel grande deposito votivo "bothros" a forma di cisterna probabilmente sacro a Eolo.
La bocca del deposito era chiusa da un grande coperchio discoidale in pietra lavica locale sormontato da un leone sdraiato. Dal bothros: lebete attico a figure nere, attribuito al Pittore di Antimenes (540-530 a.C.) con navi all'interno dell'orlo e su questo le fatiche di Ercole e Teseo. Nella vicina vetrina, ceramiche (in massima parte locali) dei secoli Vi e V e leoncino di bronzo dal bothros. Uno dei vasetti a bottiglia reca inciso il nome di Eolo.
Nei tabelloni-didascalie dati della storia e della topografia di Lipari in età greca e documentazione degli ex voto eretti dai Liparesi nel santuario di Apollo a Delfi in Grecia. Statuetta maschile panneggiata (Asklepios?) di arte del secolo IV a.C. statua di fanciulla di età imperiale romana. Frammenti di ceramiche e piccole terrecotte di età classica e ellenistica.
Ripostiglio di monete di liparesi della prima metà del III secolo a.C. Frammenti di terra sigillata aretina italica e gallica e di ceramica iberica (sec. I a.C. - II d.C.).
Ceramiche medievali, rinascimentali e barocche dagli scavi del Castello.
 
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