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Si lascia Lipari da N, e si percorre Marina Lunga; si volge quindi a sinistra e si giunge, km 5.3, a Canneto m 5, allineato lungo una bella insenatura ai piedi della colata di ossidiana della Forgia Vecchia. La strada prosegue lungo il litorale, attraverso Campo Bianco: il paesaggio delle cave di pomice è di abbacinante irrealtà; schierati lungo la costa si vedono i pontili e le attrezzature per l'imbarco della pomice. Attraverso due brevi tunnel si giunge a Porticello m 5, centro dell'attività industriale legata all'estrazione della pomice. Superata punta Castagna si arriva, km 11.8, ad Acquacalda m 10, l'altro polo isolano dell'estrazione e della lavorazione della pomice. La strada abbandona la costa e sale, km 17, a Quattropani m 286; le case dell'abitato sono sparse per il pianoro: bella la vista sull'isola di Salina, in particolare dalla chiesa Vecchia, costruita sul finire del sec. XVII in un parsimonioso stile rurale, che si raggiunge con una breve deviazione (circa 1.5 km) prendendo a sinistra al cimitero di Quattropani. La strada si inoltra lungo l'altopiano, coltivato a vigneto; si oltrepassa Varesana di Sopra m 364, e si è subito, Km 22.5, a Piano Conte m266, il centro agricolo dell’isola. Appena fuori dall’abitato, sulla d. è una deviazione (2 km circa) per le Terme di S. Calogero: lo stabilimento, eretto nel 1867, dopo lungo abbandono adesso è in fase di restauro. Nei pressi dell’ingresso delle Terme, durante i recenti lavori, sono stati portati alla luce una tholos e parte delle canalizzazioni che vi convogliavano le acque; i frammenti di ceramica ritrovati permettono di retrodatare al 3.500 a.C. circa il primo uso di un edificio per scopi termali. Si torna sulla strada e dopo circa 1 km si è al belvedere di Quattrocchi: eccezionale la vista sulla frastagliata costa occidentale, sui faraglioni, su Vulcano e sulla costa siciliana. Si vedono bene in primo piano i crateri di M. Giardina m 278, che si raggiunge facilmente imboccando la rotabile (2 km) che si innesta sulla destra a circa 250 m dal Belvedere, e di M. Guardia m 369. A poco più di 1 km dal Belvedere, sulla sinistra, la settecentesca chiesa dell’Annunciazione, dalla bizzarra scala di accesso imbutiforme con la svasatura rivolta all’edificio; proseguendo si ritorna a Lipari da ovest, km 50.
Poco prima di giungere a Canneto da Lipari si volta a sinistra per Pirrera, che si raggiunge in circa 2 km: abbandonata la vettura si prosegue a piedi svoltando a destra subito dopo la chiesa di Pirrera e aggirando da ovest il cimitero; in 15 minuti si giunge alla parte sommitale (m 300) della Forgia Vecchia, colata di ossidiana prodotta da un’eruzione avvenuta nell’Alto Medioevo, tra l’VIII e il X secolo d.C. Le ossidiane, ossia i vetri vulcanici, sono magma lavico solidificatosi rapidamente prima della cristallizzazione dei minerali. Queste colate hanno forte pendio e superficie convessa; le acque piovane asportano le pomici e gli altri materiali incoerenti, talché le colate restano libere e coi contorni netti, come se fossero appena eruttate. Vedendole di fianco, si resta stupefatti del profilo di quelle enormi masse di vetro di colore rossastro con grandi creste irte di punte. La somiglianza con un ghiacciaio, prescindendo dal colore, è grandissima: vi sono persino seracchi e cornici. Tale forma di colata si ritiene prodotta dall’acidità del magma fuso, che, essendo tenace, vischioso, non poté assumere superficie uniforme, liscia, prima di consolidarsi. L’emissione di tali colate fu accompagnata da violente esplosioni di gas, che, lacerando il magma, formarono le magnifiche bombe di ossidiana compatta, bollose e leggere.
Appena fuori dall’abitato di Canneto, invece di seguire la rotabile per Acquacalda, si prende a sinistra la strada per Lami (km 2.5) che lungo il suo percorso si affaccia in alcuni punti sul margine dell’antica colata ossidianica preistorica di Lami-Pomiciazzo, che incombe con altissime pareti, estremamente scenografiche, sulla strettissima vallicola del Gabellotto. Giunti a Lami a piedi, per una facile strada che passa sul fondo della valle tra M. Pilato e M. Chirica, si raggiunge (in circa 30 minuti) il cratere di M. Pilato, ancora intoccato e di grande effetto, da cui si è formata la colata di ossidiana delle Rocche Rosse (all’eruzione ha assistito, nel 727, San Willibald). Nella depressione del cratere vi è un piccolo villaggio abbandonato. Si può scendere (40 minuti circa), per sentieri scoscesi e di qualche difficoltà che seguono il margine della colata di ossidiana, fino ad Acquacalda.
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